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Allargamento UE: Macedonia del Nord e Albania rimandate a ottobre

Il 18 giugno, il Consiglio dell’Unione Europea, tenendo conto delle valutazioni effettuate dalla Commissione, in linea con i principi che guidano la politica di allargamento e integrazione europea, ha deciso di congelare temporaneamente i dossier di Montenegro, Serbia, Turchia, Macedonia del Nord, Albania, Bosnia Herzegovina e Kosovo.

Albania e Macedonia, che insieme a Serbia, Turchia e Montenegro detengono lo status di paesi candidati, vedono nuovamente rinviata l’apertura dei 35 capitoli tematici che formano l’acquis communautaire. Inoltre, considerando la rilevanza della questione, il Consiglio ha ritenuto opportuno rimandare la discussione ad ottobre, quando la nuova Commissione sarà ormai formata.

Al Montenegro, che si appresta a chiudere gli ultimi tre capitoli, il Consiglio raccomanda l’assunzione di un atteggiamento pro-attivo che permetta l’effettiva implementazione dello Stato di diritto e una rapida attuazione delle riforme. Lo stesso punto è stato sollevato nei confronti della Serbia che, con 18 capitoli all’attivo, deve comunque impegnarsi affinché siano garantite la libertà di stampa e d’espressione. Allo stesso tempo, le autorità serbe devono facilitare il dibattito tra le forze politiche, senza trascurare la delicata questione legata ai crimini di guerra e al dibattito pubblico ad essi connesso.

La Turchia, partner di fondamentale importanza per l’Unione, è stata invitata ad evitare derive politiche che vadano a discapito dei diritti fondamentali dei suoi cittadini.

Bosnia Herzegovina e Kosovo, che detengono invece lo status di paesi candidati potenziali, necessitano un approfondimento specifico. La Bosnia, dopo quasi dieci mesi di negoziazioni interne, dovrebbe uscire dall’impasse politica formando al più presto un nuovo governo, in modo da poter portare avanti quanto di buono già iniziato. Al Kosovo, invece, è stata fatta notare l’insensatezza dell’aumento delle tariffe doganali operato negli scorsi mesi in aperta violazione del Central European Free Trade Agreement (CEFTA) e dello Stabilisation and Association Agreement (SAA). Pristina dovrebbe dare priorità all’individuazione di efficaci mezzi di contrasto alla radicalizzazione e al terrorismo, oltreché al rafforzamento del processo elettorale.

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