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Un mix di avanguardia tecnologico-digitale, tradizione e capacità di attrarre investimenti: sono questi gli elementi chiave che fanno di Estonia, Lettonia e Lituania tre paesi spesso sottovalutati, ma di estrema importanza anche nei rapporti est-ovest.

Nuovamente indipendente dal 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il trio di nazioni ha compiuto importanti passi in avanti per migliorare la situazione economica interna e per inserirsi proficuamente nel Mercato Unico Europeo. Ottenuta l’entrata nell’EU nell’ambito del processo “Allargamento ad Est 2004-2007”, hanno adottato abbastanza rapidamente (Estonia, 1 gennaio 2011) o qualche anno più tardi (Lettonia, 1 gennaio 2014, Lituania, 1 gennaio 2015) la moneta unica, i primi, eccezion fatta per la Slovacchia, nell’ex blocco orientale.

Seppur indeboliti a livello macroeconomico da una forte emigrazione che interessa, in generale, tutta la popolazione attiva senza distinzioni di formazione o background familiare, i paesi baltici stanno lentamente convergendo negli indicatori che riassumono il benessere di una nazione con gli stati dell’Europa occidentale. Per meglio inquadrare il problema dell’emorragia di forza lavora, si consideri un unico dato, il Net Migration Rate, numero che esprime la differenza tra immigrati ed emigrati in un singolo paese, di solito in un periodo di cinque anni. L’Estonia chiude il lustro 2007-2012 con un -11,50, la Lettonia con un -73,442 ed infine la Lituania con un -169,529. Inoltre il dato aggiustato a 1000 abitanti, restituisce una immagine ancor più emblematica: l’Estonia, il paese che si difende meglio, si ferma ad un valore negativo pari a -8,9, mentre le sue vicine hanno rispettivamente un valore di -36,10 (Lettonia) e -56,74 (Lituania).

Di norma, i paesi che presentano una variazione negativa così marcata sono considerati nazioni che, nel migliore dei casi, presentano debolezze strutturali (es. assenza di opportunità per le fasce più giovani) o nel peggiore, sono attraversati da violenti scossoni politici (es. insicurezza al governo, istituzioni fragili, incapacità di provvedere alla soddisfazione dei cittadini). Non è così nei paesi baltici, in virtù delle misure sempre più decise per trattenere i migranti economici imposte da governi che, in linea di massima, si dimostrano piuttosto stabili. Benché i risultati non siano stati totalmente incoraggianti, uno di questi progetti rivolti a tamponare la diaspora o ad invertire la tendenza migratoria, “Create for Lithuania”, per esempio, ha richiamato in patria circa 100 professionisti di alto livello, offrendo loro un posto all’interno dell’apparato di governo. Sfortunatamente, i professionisti della salute, su tutti i medici, ed un buon numero dei lavoratori poco o non qualificati non sono rientrati nelle categorie interessanti dall’incentivo, di conseguenza non risolvendo la perenne penuria di manodopera nei rispettivi settori. La conseguenza più visibile è un alto tasso disoccupazione generalizzato che non diminuisce nemmeno nei periodi di congiuntura favorevole.  Tuttavia l’immigrazione non ha unicamente lati negativi nel caso di Estonia, Lettonia e Lituania. Il dover risolvere un problema chiave, ossia la gestione delle risorse umane, ha portato numerose ditte residenti nei paesi sopracitati ad investire nell’informatica e nell’automazione, raggiungendo, come nel caso virtuoso dell’Estonia, un primato quasi solitario all’interno dell’Eurozona.

Attraverso una digitalizzazione dei processi burocratici in primis, ma in futuro anche di determinati aspetti concernenti l’export e gli investimenti (si leggano i report sullo sviluppo costante dell’EstCoin, la criptovaluta estone ispirata al BitCoin) il paese è attraente per coloro i quali desiderano valutare interventi nel mercato dei servizi. Nelle altre due repubbliche baltiche il processo di innovazione è più lento ed il contesto economico meno propenso ad una repentina rivoluzione digitale, ma non è escluso che, nei prossimi anni, la necessità di bilanciare un rialzo dei salari con il valore della produttività rimasto indietro, potrebbe spingere Lettonia e Lituania a puntare sulle tecnologie informatiche per rendere nuovamente competitivo l’export.

Le opportunità di investimento più attraenti per gli operatori economici stranieri riguardano: le energie rinnovabili, la lavorazione del legno, l’industria pesante ed i servizi alla persona, nonché le possibilità legate al settore immobiliare e delle costruzioni, in particolare nell’ambito residenziale (la Lituania offre alle imprese straniere di rinnovare edifici storici)

Come è riportato dalle rispettive agenzie di governo impegnate a valorizzare il potenziale dei tre paesi baltici, gli investimenti sono supportati ed incentivati da una tassazione poco gravosa: primeggia l’Estonia con una flat tax del 20% che si applica agli individui ed un’imposta del 25% sugli utili distribuiti dalle società, tassa sul terreno ma non sull’immobile su di esso costruito, esenzione con restrizioni per i redditi esteri generati da ditte operanti sul suolo nazionale, (primo paese nell’OCSE per agilità fiscale, tra i primi dieci nell’indice della libertà economica). Anche la Lettonia possiede una normativa attraente per quanto concerne gli operatori economici, con una corporate flat tax bloccata al 15% ed una esenzione totale ai dividenti pagati a cittadini EU, mentre l’individual flat tax è del 26% e la situazione è quasi la medesima in Lituania (15% per le imprese, 15% per gli individui, 5% per le imprese con un giro d’affari annuale di meno di 345mila euro e meno di 10 dipendenti).

Al quadro normativo va aggiunto un settore bancario quasi del tutto informatizzato ed una semplicità di apertura di nuove attività che permette alle tre repubbliche di piazzarsi tra le prime venticinque nazioni al mondo secondo l’indice della Banca Mondiale che esprime la facilità di impresa in un determinato paese (Ease of doing business index).  Benché in leggerissimo calo, l’Estonia è classificata al 12esimo posto (era 11esima l’anno precedente), la Lettonia al 14esimo in risalita (dal 17esimo posto) e la Lituania si conferma al 21esimo posto (Index 2017). Per porre i dati in prospettiva, il nostro paese si ferma al 50esimo posto ed il binomio Austria-Germania comunemente associato ad un ambiente economico molto favorevole agli imprenditori, sono qualche posizione più in basso, rispettivamente al 17esimo (Germania) e 19esimo (Austria).

Al fine di agevolare ulteriormente l’entrata di nuovi investimenti in Estonia, Lettonia e Lituania, è in continuo sviluppo una rete logistica che connetta l’area baltica con i due mercati più grandi, l’Unione Europea e la Russia. Sebbene quest’ultima sia ancora il partner privilegiato in virtù di relazioni economiche che affondano le radici negli anni sovietici, sono degni di nota gli sforzi dei tre paesi per accrescere le operazioni sul fronte occidentale. Tuttavia è necessario non sottovalutare che, come tante altre economie di piccole dimensioni, Estonia, Lettonia e Lituania sono esposte a shock esogeni, in primis provenienti da contrazioni del mercato scandinavo, che ne potrebbero influenzare negativamente le previsioni nei prossimi anni. Le difese verso questa eventualità, infatti, sono complessivamente deboli, in quanto l’esigenza di mantenere costante l’apertura del sistema-mercato e la natura asimmetrica degli shock impedisce ai paesi baltici di contrastare o di gestire efficacemente l’evento perturbatore.

Per quanto concerne le relazioni economiche tra i paesi baltici e l’Italia, si riscontra una crescita delle esportazioni, che nel 2016 ammontavano a 410,3 milioni di euro verso l’Estonia (in crescita dell’8% su base annua), a 470 milioni di euro verso la Lettonia (aumento del 5,3%, sempre su base annua) ed a 1,357 miliardi di euro verso la Lituania (aumento del 16,9%) per la quale il nostro paese rappresenta uno dei partner favoriti (quota delle esportazioni globali del 5,4%, primo paese EU dopo la Germania). Le importazioni dalla regione baltica verso l’Italia hanno registrato simili, incoraggianti aumenti con la Lituania che guida il gruppo con un incremento del 11,6% per 531 milioni di euro e la Lettonia con un 4,3%, mentre, al contrario, l’Estonia ha visto le sue esportazioni calare del 14%, per un totale di 113 milioni di euro. Positivi i dati che riguardano il nostro export di prodotti alimentari (anche vini di alta qualità) che, soprattutto nell’area della capitale lettone Riga, hanno riscontrato incrementi nella richiesta. In crescita anche le esportazioni legate all’ottica e agli apparecchi elettronici.

L’import dall’area è costituito in gran parte da legname e lavorati, bevande e tabacco (+42,5%, giro d’affari complessivo di 7 milioni di euro) e dal settore del tessile e dei prodotti di origine animale (Lituania in testa).  La presenza italiana in Estonia, Lituania e Lettonia si concentra nel commercio al dettaglio o nelle attività professionali tecniche o scientifiche, anche se, nell’ultimo periodo, sono sorte e si sono sviluppate realtà imprenditoriali operanti nei servizi di informazione e comunicazione (consulenza informatica, programmazione, soprattutto in Estonia) e nelle attività immobiliari.

In conclusione non bisogna sottovalutare la ricchezza potenziale dell’area baltica che, essendo parte integrante dell’Eurozona, si pone in una posizione vantaggiosa per gli imprenditori in cerca di occasioni di crescita: la posizione di ponte tra il mercato dell’area post-sovietica e quello dei paesi di più vecchia adesione al mercato unico, burocrazia poco invadente e la presenza di zone franche, rappresentano certamente caratteristiche alquanto desiderabili, tanto che, in un futuro prossimo, non è escluso che Estonia, Lettonia e Lituania assumano un ruolo di pivot economico nella più ampia regione dell’Europa Orientale.

L’agenzia di rating Fitch ha corretto verso l’alto le previsioni di crescita economica dell’Ucraina. Nonostante il paese stia esperendo uno sviluppo più lento degli altri stati che hanno ricevuto un rating pari a B, si prevede che l’Ucraina cresca del 3,2% nel 2018 e del 3,7% nel 2019, un cambiamento dello 0.2% rispetto ai precedenti report. Tuttavia l’inflazione rimarrà più (12,8%) rispetto al target imposto dalla Banca Nazionale dell’Ucraina (NBU) che si colloca attorno all’8%. Comunque, stando alle dichiarazioni dell’istituto di rating, il dato è destinato a scendere, raggiungendo un valore medio di 7.9%, in ogni caso più elevato del 5% che è l’obbiettivo dei paesi con lo stesso rating ucraino.

Firmato l’Accordo di Intesa tra ACCOA e il Centro Studi Nazionale di Marketing e Prezzi del Ministero degli Esteri del Belarus.  Il documento, sottoscritto dal presidente ACCOA Gian Carlo Damir Murkovic e da parte bielorussa dal direttore V.E. Sadokho, apre un periodo di collaborazione su vari fronti, dalla condivisione di informazioni commerciali e di ricerche di mercato all’organizzazione di eventi congiunti per promuovere le opportunità economiche nei due paesi.

Secondo la Banca Mondiale la Serbia è il primo paese dell’Europa sud-orientale nella classifica che valuta la validità delle riforme atte ad attrarre gli investimenti esteri. Il dato è stato annunciato durante un Forum su investimenti e competitività organizzato dalla Banca a Vienna al quale ha partecipato il Segretario di Stato del Ministero dell’Economia Milun Trivunac, che, in seguito, ha elencato i passi ancora necessari per migliorare l’ambiente economico della Serbia. Tra questi, una nuova politica industriale, un’accelerazione nel campo delle start-up, l’incremento dell’export e la formulazione di misure per risolvere il problema dei grandi debitori.

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