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L'autostrada Pristina-Hani i Elezit, i cui lavori di costruzione erano iniziati nel 2014, è in fase di completamento, con la consegna prevista per la fine del 2018. Il tratto connetterà la capitale macedone Skopje con la capitale kosovara Pristina e permetterà uno sviluppo delle relazioni economiche tra i due paesi della regione.

Il costo complessivo dell'opera si aggira attorno ai 600 millioni di euro.

La Camera di Commercio Nazionale Croata con la Camera di Commercio Regionale di Fiume organizza per il 10 e l’11 maggio 2018 la prima conferenza dal tema: “International Business Connections”, nella città di Fiume. L’iniziativa è sostenuta anche dal Ministero per gli Affari Esteri della Repubblica di Croazia, dal Ministero dell’Economia, dell'Industria e dell'Artigianato della Repubblica di Croazia, dall’Ufficio Centrale per i Croati all’estero, dall’Ufficio Centrale della Repubblica di Slovenia per gli Sloveni all’estero, dalla Camera di Commercio austro-croata e dalla Regione Litoraneo-Montana.  L’evento si prefigge l’obiettivo di instaurare rapporti e connessioni commerciali tra la Croazia ed i suoi soggetti economici e gli istituti esteri nell’ottica di promuovere l’internazionalizzazione; inoltre la conferenza vuole incentivare la condivisione delle conoscenze professionali e fornire supporto alle imprese che necessitano di collegamenti nel mercato croato.

 

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Errata Corrige - 16 marzo 2018 - Conferenza Abbazia

Situate al centro dell’Europa, Repubblica Ceca e Slovacchia sono in posizione ideale per giocare un ruolo centrale tra l’Europa Orientale ed i mercati dell’Unione Europea.

Unite fino al 1992, prima che una risoluzione parlamentare sciogliesse definitivamente la Repubblica Federale Ceca e Slovacca (dal 1990, a seguito della Rivoluzione di Velluto, il nome Cecoslovacchia era stato ufficialmente modificato), da entità indipendenti Repubblica Ceca e Slovacchia hanno completato con successo il processo di integrazione europea, divenendo membri il primo maggio 2004. Tuttavia, mentre la Slovacchia ha optato per la moneta unica il primo gennaio del 2009, la Repubblica Ceca ha preferito mantenere la propria divisa nazionale, la corona ceca.

Per gli investitori esteri i settori su cui focalizzarsi sono numerosi. Partendo dalla Repubblica Ceca, il maggiore punto di interesse è sicuramente l’industria metalmeccanica, che nel paese è orientata verso la produzione di automobili. La combinazione di manodopera dai costi relativamente bassi ma dall’alta specializzazione, la deregolazione voluta dai governi succedutesi alla guida della Repubblica in campo economico per attrarre investimenti esteri e il buono stato delle infrastrutture ha permesso al paese di consegnare un numero record di 1.344 milioni di veicoli, con un incremento dell’8,3% rispetto all’anno precedente. Tale crescita è il risultato di uno sviluppo industriale importante, sostenuto dalle impressionanti performance della scuderia di casa, la Skoda (gruppo Volkswagen), che da sola è responsabile per quasi il 50% dell’output nazionale.

Direttamente collegato all’andamento del mercato automobilistico è il settore delle macchine utensili e delle fonderie che aveva subito, negli anni subito successivi alla crisi economica mondiale (nel lustro 2008-2013), un declino costante, oggi ha lanciato messaggi incoraggianti, registrando nel 2014 una crescita del 10% su base annuale. Il nostro paese, soprattutto negli ultimi anni, si è confermato come il primo fornitore di apparecchiature per il settore, benché la quota di mercato italiana sia ancora una frazione di quella in possesso dei maggiori concorrenti, Germania e Cina. I margini di crescita restano, all’anno 2017, piuttosto ampi, tanto da rappresentare una opzione rilevante.

In seconda battuta, il settore delle macchine per gli imballaggi, nel quale la presenza italiana è oramai consolidata, essendo, al 2016, il primo partner commerciale della Repubblica Ceca, con esportazioni che raggiungono i 23 milioni di euro, maggiori anche della Germania (17 milioni circa) che storicamente vanta relazioni commerciali preferenziali con il paese. Anche la presenza di filiali in loco è marcata, con capofila i produttori di imballaggi di metallo (es. Tecnocap) e plastica (Viroplastic). L’espansione della distribuzione dei beni di consumo e le crescenti richiesti da parte dell’industria pesante hanno, lentamente, permesso un incremento costante nei fatturati del settore, tradizionalmente di seconda piano all’interno dell’economia nazionale.

Infine, non sono da sottovalutare le prospettive del mercato dei servizi avanzati alle imprese, che vanta amplissimi margini di espansione, in virtù del numero sempre più ingente di compagnie estere (anche e soprattutto extra-europee) che fanno di Praga la loro sede europea.

Allo stesso modo e diretta conseguenza di quanto esposto nelle righe precedenti, gli investitori esteri potrebbero essere attratti dalle ottime condizioni in cui versa il settore dell’informatica e della comunicazione, trainato dalla presenza di molte multinazionali (es. H-P, Microsoft, Siemens) e da un sistema formativo che pone forte enfasi sulla preparazione nelle discipline scientifiche. Sono in corso, nell’ultimo biennio specialmente, iniziative del governo per adeguare strutturalmente le reti satellitari ed informatiche, proprio per rispondere alle richieste del settore.

Spostandosi in Slovacchia, il tessuto economico presenta delle differenze. Su territorio slovacco il settore maggiormente rilevante per i capitali esteri è sicuramente quello delle costruzioni: è in corso, infatti, un ammodernamento delle reti viarie e ferroviarie programmato per il prossimo triennio. L’Italia è impegnata nel paese dai giorni dell’indipendenza, creando joint-venture con compagnie del paese e partecipando così agli appalti rivolti al rinnovamento delle infrastrutture nazionali. L’obiettivo per le ditte tricolori è, quindi, di incrementare il coinvolgimento nei progetti previsti in Slovacchia, considerando, inoltre, che nei prossimi anni non sono da escludere interventi anche sulla rete fluviale e la necessità di operare nel campo del turismo per dotare il paese di infrastrutture sciistiche e termali al passo con i tempi.

Attraenti, altresì, le vaste riserve naturali della Slovacchia. Dal sottosuolo si estraggono minerali, tra i quali l’oro e la lignite, oltre che al petrolio ed al gas naturale. Di interesse anche il mercato del legname, in conseguenza alla presenza di ampie foreste. Sotto l’aspetto dell’energia e della sua distribuzione, la Slovacchia, in contrasto con la tendenza europea, rimane saldamente legata al nucleare. Il governo ha recentemente annunciato (2016) che entro il 2030, le centrali nucleari produrranno circa l’80% dell’energia elettrica per il fabbisogno nazionale. Ciononostante, il Ministero dell’Economia ha dato il suo assenso per la costruzione di 33 nuovi impianti ad energia solare, confermando la volontà del governo di impegnarsi sul versante delle fonti rinnovabili, in accordo con gli obiettivi stabili dall’Unione Europea per il 2020 ed il 2030 (le fonti rinnovabili dovranno fornire almeno il 20% e successivamente il 27% del fabbisogno nazionale).

A margine, non sono da trascurare le possibilità offerte dal settore della pesca, dell’agricoltura, ed in generale nell’agroalimentare che registra degli incrementi da e verso l’Italia modesti ma in crescita. I flussi di capitale dovrebbero essere diretti verso il packaging, la distribuzione e la trasformazione di frutta in succhi e concentrati, nonché sui prodotti di origine animale (prodotti caseari e carne). La Slovacchia, inoltre, ha espresso il suo interesse per progetti internazionali di ricerca e collaborazione scientifica che vertano sul cambiamento climatico, la conservazione del patrimonio forestale e sul miglioramento delle tecniche agricole.

In conclusione, Repubblica Ceca e Slovacchia rappresentano realtà consolidate dalle economie vitali e pulsanti. Una posizione geografica favorevole ed un’attitudine all’apertura verso i mercati internazionali stanno lentamente cambiando volto alle due repubbliche che sono passate con pochi sussulti da un’economia di stampo socialista ad un livello di reddito in veloce convergenza con la media europea.

Sono in corso le consultazioni per il budget per il governo della Serbia per l’anno 2018. Da quanto emerso dalle prime indicazioni, saranno previsti quasi 2 miliardi di euro da destinare agli investimenti sul capitale e sulle infrastrutture, per un totale che ammonta a circa il 2,7% del PIL. La crescita è stimata attorno al 3,5%, mentre il deficit, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale dovrebbe attestarsi allo 0,7% del PIL serbo.

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