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Nei primi dieci mesi del 2017, l’export bulgaro ha raggiunto i 43,5 milioni di lev (circa 22 milioni di euro), registrando un incremento del 12,5% rispetto all’anno precedente. Il dato è riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica della Bulgaria, che, inoltre, ha rimarcato come nel solo mese di ottobre, l’export complessivo sia stato di 4,9 milioni di leva, ovvero un incremento del 14,5%.  Nello stesso periodo considerato, in aumento anche le importazioni, del 15,4% rispetto al 2016, totalizzando un valore pari a 48,2 milioni di lev. Di conseguenza, il saldo complessivo del commercio estero del paese dell’Europa centrorientale è in negativo, registrando un deficit di 4,7 milioni.

Il 4 dicembre 2017 si è tenuta a Trieste la tavola rotonda dal titolo “Illyria-Illyricum: spazio mitico, spazio storico: possibile futuro Itinerario Culturale Europeo dal Carso alla Dalmazia” presso Biblioteca Statale “Stelio Crise” promossa da ACCOA, dalla Comunità Croata di Trieste e dalla dottoressa Paola Lucchesi del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Valle della Una, di Bihac.

L’incontro è stato aperto dall’introduzione a cura del presidente di ACCOA e della Comunità Croata di Trieste Gian Carlo Damir Murkovic, seguito dall’esposizione della proposta progettuale condotta dalla dottoressa Lucchesi, ponendo così le coordinate entro le quali si sarebbero successivamente mossi gli interventi dei relatori e gli obbiettivi presenti e futuri. Tra questi spicca la volontà di costruire un gruppo di lavoro interazionale per presentare la candidatura alla certificazione di Itinerario Culturale Europeo, che coinvolgerà quattro paesi accomunati dalla cultura dei Castellieri, l’Italia, la Slovenia, la Croazia e la Bosnia, coprendo un territorio che va dal Carso alla Dalmazia. Il superamento delle frontiere Est-Ovest, sia fisiche che mentali, è un altro degli scopi principali del progetto che, oltre a promuovere una forma di turismo consapevole si prefigge di rileggere il passato di queste terre in cerca di una memoria storica condivisa ed aperta alle contaminazioni. Per questo motivo, sono state invitate a partecipare sia esperti appartenenti al mondo accademico sia persone che hanno fatto del sostegno ad una responsabilizzazione del turismo una delle loro priorità, condividendo le loro esperienze durante interventi circostanziati.  

Sotto la moderazione del dott. Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale FVG, MIBACT, le presentazioni hanno rappresentato questa stimolante diversità e varietà. Gli argomenti sono stati vari: dall’excursus storico-geografico del professor Paolo Paronuzzi dell’Università di Udine intitolato “Castellieri del Carso e dell’Istria, come farli scoprire ad un pubblico interessato”; agli esempi portati da Maurizio M. Netto di Repubblica Nomade, associazione che attraverso il cammino cerca di superare le barriere e di sostenere l’ideale di un Europa maggiormente unita e coesa e Tihomir Dakic del Center for Environment di Banja Luka, in prima fila nel campo del turismo lento e sostenibile.

Il contributo del professor Paronuzzi ha, in particolare, ricordato la centralità della figura dello studioso triestino Carlo Marchesetti, pioniere nella ricerca e riscoperta dei Castellieri (insediamenti pre-romani, diffusi dall’Italia alla Bosnia) ed autore di scritti fondamentali per la disciplina archeologica nei territori coinvolti nel progetto

Nel mezzo, il puntale intervento del direttore del museo archeologico di Zagabria professor Sanjin Mihelic, che ha offerto ai presenti una accurata ricostruzione del popolo degli Japodi ed i contributi del professor Franco Juri del Museo del Mare di Pirano concernenti il patrimonio culturale della sua città e della professoressa Morana Vukovic del Museo Archeologico di Zara sui Liburni, intitolato “Liburni, il popolo che insegnò ai romani come costruire le navi”.

Quanto è emerso da questa ricchezza di spunti ha restituito l’immagine di un territorio che condivide un notevole patrimonio storico, conosciuto dagli addetti ai lavori ma poco valorizzato. Tale rivalutazione potrebbe offrire ad aree profondamente colpite da congiunture economiche sfavorevoli e dalla crescente disoccupazione e conseguente emigrazione, una possibilità per muovere i primi passi verso uno sviluppo di lungo termine. Le ricadute sul tessuto sociale sono anche da non sottovalutare, in quanto una riproposizione di una storia che ponga l’accento sull’unità piuttosto che sulle differenze lungo linee etno-nazionali, potrebbe dare il suo contributo nella risoluzione delle problematiche sorte a seguito dei conflitti che hanno interessato soprattutto Croazia e Bosnia negli anni Novanta. Come ha ricordato il professor Paronuzzi verso la conclusione del suo intervento, la cultura dei Castellieri era tornata al centro del dibattito archeologico nei primi anni Ottanta, prima di essere velocemente abbandonata, a dispetto della quantità di siti presenti sul territorio (solo Trieste ne ospita più di un centinaio).

Il recupero di queste località è quindi essenziale, nonché il progetto verrebbe a trovarsi, come puntualizzato da Tihomir Dakic, su rotte ciclo-turistiche già conosciute e lodate dai media di settore internazionali, che si estendono dal confine austro-sloveno fino a Belgrado, collegate all’Italia ed al Nord Europa attraverso la nuova ciclovia dell’Alpe Adria.

Alla conclusione del dibattito, i soggetti intervenuti hanno confermato il loro interesse, condividendo l’impegno di supportare pienamente il progetto.

Al termine dei lavori, il presidente Murkovic ha espresso la sua soddisfazione per il buon esito dell’evento e ha sottolineato ulteriormente l’alto livello professionale delle personalità partecipanti che ben promette per il futuro dell’iniziativa.

Un mix di avanguardia tecnologico-digitale, tradizione e capacità di attrarre investimenti: sono questi gli elementi chiave che fanno di Estonia, Lettonia e Lituania tre paesi spesso sottovalutati, ma di estrema importanza anche nei rapporti est-ovest.

Nuovamente indipendente dal 1991, dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica, il trio di nazioni ha compiuto importanti passi in avanti per migliorare la situazione economica interna e per inserirsi proficuamente nel Mercato Unico Europeo. Ottenuta l’entrata nell’EU nell’ambito del processo “Allargamento ad Est 2004-2007”, hanno adottato abbastanza rapidamente (Estonia, 1 gennaio 2011) o qualche anno più tardi (Lettonia, 1 gennaio 2014, Lituania, 1 gennaio 2015) la moneta unica, i primi, eccezion fatta per la Slovacchia, nell’ex blocco orientale.

Seppur indeboliti a livello macroeconomico da una forte emigrazione che interessa, in generale, tutta la popolazione attiva senza distinzioni di formazione o background familiare, i paesi baltici stanno lentamente convergendo negli indicatori che riassumono il benessere di una nazione con gli stati dell’Europa occidentale. Per meglio inquadrare il problema dell’emorragia di forza lavora, si consideri un unico dato, il Net Migration Rate, numero che esprime la differenza tra immigrati ed emigrati in un singolo paese, di solito in un periodo di cinque anni. L’Estonia chiude il lustro 2007-2012 con un -11,50, la Lettonia con un -73,442 ed infine la Lituania con un -169,529. Inoltre il dato aggiustato a 1000 abitanti, restituisce una immagine ancor più emblematica: l’Estonia, il paese che si difende meglio, si ferma ad un valore negativo pari a -8,9, mentre le sue vicine hanno rispettivamente un valore di -36,10 (Lettonia) e -56,74 (Lituania).

Di norma, i paesi che presentano una variazione negativa così marcata sono considerati nazioni che, nel migliore dei casi, presentano debolezze strutturali (es. assenza di opportunità per le fasce più giovani) o nel peggiore, sono attraversati da violenti scossoni politici (es. insicurezza al governo, istituzioni fragili, incapacità di provvedere alla soddisfazione dei cittadini). Non è così nei paesi baltici, in virtù delle misure sempre più decise per trattenere i migranti economici imposte da governi che, in linea di massima, si dimostrano piuttosto stabili. Benché i risultati non siano stati totalmente incoraggianti, uno di questi progetti rivolti a tamponare la diaspora o ad invertire la tendenza migratoria, “Create for Lithuania”, per esempio, ha richiamato in patria circa 100 professionisti di alto livello, offrendo loro un posto all’interno dell’apparato di governo. Sfortunatamente, i professionisti della salute, su tutti i medici, ed un buon numero dei lavoratori poco o non qualificati non sono rientrati nelle categorie interessanti dall’incentivo, di conseguenza non risolvendo la perenne penuria di manodopera nei rispettivi settori. La conseguenza più visibile è un alto tasso disoccupazione generalizzato che non diminuisce nemmeno nei periodi di congiuntura favorevole.  Tuttavia l’immigrazione non ha unicamente lati negativi nel caso di Estonia, Lettonia e Lituania. Il dover risolvere un problema chiave, ossia la gestione delle risorse umane, ha portato numerose ditte residenti nei paesi sopracitati ad investire nell’informatica e nell’automazione, raggiungendo, come nel caso virtuoso dell’Estonia, un primato quasi solitario all’interno dell’Eurozona.

Attraverso una digitalizzazione dei processi burocratici in primis, ma in futuro anche di determinati aspetti concernenti l’export e gli investimenti (si leggano i report sullo sviluppo costante dell’EstCoin, la criptovaluta estone ispirata al BitCoin) il paese è attraente per coloro i quali desiderano valutare interventi nel mercato dei servizi. Nelle altre due repubbliche baltiche il processo di innovazione è più lento ed il contesto economico meno propenso ad una repentina rivoluzione digitale, ma non è escluso che, nei prossimi anni, la necessità di bilanciare un rialzo dei salari con il valore della produttività rimasto indietro, potrebbe spingere Lettonia e Lituania a puntare sulle tecnologie informatiche per rendere nuovamente competitivo l’export.

Le opportunità di investimento più attraenti per gli operatori economici stranieri riguardano: le energie rinnovabili, la lavorazione del legno, l’industria pesante ed i servizi alla persona, nonché le possibilità legate al settore immobiliare e delle costruzioni, in particolare nell’ambito residenziale (la Lituania offre alle imprese straniere di rinnovare edifici storici)

Come è riportato dalle rispettive agenzie di governo impegnate a valorizzare il potenziale dei tre paesi baltici, gli investimenti sono supportati ed incentivati da una tassazione poco gravosa: primeggia l’Estonia con una flat tax del 20% che si applica agli individui ed un’imposta del 25% sugli utili distribuiti dalle società, tassa sul terreno ma non sull’immobile su di esso costruito, esenzione con restrizioni per i redditi esteri generati da ditte operanti sul suolo nazionale, (primo paese nell’OCSE per agilità fiscale, tra i primi dieci nell’indice della libertà economica). Anche la Lettonia possiede una normativa attraente per quanto concerne gli operatori economici, con una corporate flat tax bloccata al 15% ed una esenzione totale ai dividenti pagati a cittadini EU, mentre l’individual flat tax è del 26% e la situazione è quasi la medesima in Lituania (15% per le imprese, 15% per gli individui, 5% per le imprese con un giro d’affari annuale di meno di 345mila euro e meno di 10 dipendenti).

Al quadro normativo va aggiunto un settore bancario quasi del tutto informatizzato ed una semplicità di apertura di nuove attività che permette alle tre repubbliche di piazzarsi tra le prime venticinque nazioni al mondo secondo l’indice della Banca Mondiale che esprime la facilità di impresa in un determinato paese (Ease of doing business index).  Benché in leggerissimo calo, l’Estonia è classificata al 12esimo posto (era 11esima l’anno precedente), la Lettonia al 14esimo in risalita (dal 17esimo posto) e la Lituania si conferma al 21esimo posto (Index 2017). Per porre i dati in prospettiva, il nostro paese si ferma al 50esimo posto ed il binomio Austria-Germania comunemente associato ad un ambiente economico molto favorevole agli imprenditori, sono qualche posizione più in basso, rispettivamente al 17esimo (Germania) e 19esimo (Austria).

Al fine di agevolare ulteriormente l’entrata di nuovi investimenti in Estonia, Lettonia e Lituania, è in continuo sviluppo una rete logistica che connetta l’area baltica con i due mercati più grandi, l’Unione Europea e la Russia. Sebbene quest’ultima sia ancora il partner privilegiato in virtù di relazioni economiche che affondano le radici negli anni sovietici, sono degni di nota gli sforzi dei tre paesi per accrescere le operazioni sul fronte occidentale. Tuttavia è necessario non sottovalutare che, come tante altre economie di piccole dimensioni, Estonia, Lettonia e Lituania sono esposte a shock esogeni, in primis provenienti da contrazioni del mercato scandinavo, che ne potrebbero influenzare negativamente le previsioni nei prossimi anni. Le difese verso questa eventualità, infatti, sono complessivamente deboli, in quanto l’esigenza di mantenere costante l’apertura del sistema-mercato e la natura asimmetrica degli shock impedisce ai paesi baltici di contrastare o di gestire efficacemente l’evento perturbatore.

Per quanto concerne le relazioni economiche tra i paesi baltici e l’Italia, si riscontra una crescita delle esportazioni, che nel 2016 ammontavano a 410,3 milioni di euro verso l’Estonia (in crescita dell’8% su base annua), a 470 milioni di euro verso la Lettonia (aumento del 5,3%, sempre su base annua) ed a 1,357 miliardi di euro verso la Lituania (aumento del 16,9%) per la quale il nostro paese rappresenta uno dei partner favoriti (quota delle esportazioni globali del 5,4%, primo paese EU dopo la Germania). Le importazioni dalla regione baltica verso l’Italia hanno registrato simili, incoraggianti aumenti con la Lituania che guida il gruppo con un incremento del 11,6% per 531 milioni di euro e la Lettonia con un 4,3%, mentre, al contrario, l’Estonia ha visto le sue esportazioni calare del 14%, per un totale di 113 milioni di euro. Positivi i dati che riguardano il nostro export di prodotti alimentari (anche vini di alta qualità) che, soprattutto nell’area della capitale lettone Riga, hanno riscontrato incrementi nella richiesta. In crescita anche le esportazioni legate all’ottica e agli apparecchi elettronici.

L’import dall’area è costituito in gran parte da legname e lavorati, bevande e tabacco (+42,5%, giro d’affari complessivo di 7 milioni di euro) e dal settore del tessile e dei prodotti di origine animale (Lituania in testa).  La presenza italiana in Estonia, Lituania e Lettonia si concentra nel commercio al dettaglio o nelle attività professionali tecniche o scientifiche, anche se, nell’ultimo periodo, sono sorte e si sono sviluppate realtà imprenditoriali operanti nei servizi di informazione e comunicazione (consulenza informatica, programmazione, soprattutto in Estonia) e nelle attività immobiliari.

In conclusione non bisogna sottovalutare la ricchezza potenziale dell’area baltica che, essendo parte integrante dell’Eurozona, si pone in una posizione vantaggiosa per gli imprenditori in cerca di occasioni di crescita: la posizione di ponte tra il mercato dell’area post-sovietica e quello dei paesi di più vecchia adesione al mercato unico, burocrazia poco invadente e la presenza di zone franche, rappresentano certamente caratteristiche alquanto desiderabili, tanto che, in un futuro prossimo, non è escluso che Estonia, Lettonia e Lituania assumano un ruolo di pivot economico nella più ampia regione dell’Europa Orientale.

SAVE THE DATE
Lunedì 4 dicembre 2017, ore 10 - TRIESTE
 
Si terrà il 4 dicembre a partire dalle ore 10 la Tavola Rotonda dal titolo "Illyria-Illyricum: spazio mitico, spazio storico. Possibile futuro Itinerario Culturale Europeo dal Carso alla Dalmazia.".
L'evento aperto al pubblico si terrà presso la Biblioteca Statale Stelio Crise di largo Papa Giovanni XXIII a Trieste.
 
L'evento organizzato da ACCOA, Comunità Croata di Trieste e Associazione per lo Sviluppo Sostenibile "UNA" (Bosnia Erzegovina) ha come obiettivo quello di costituire un gruppo di lavoro internazionale per la realizzazione di un Itinerario Culturale Europeo.
 
Dopo il saluto delle autorità, la giornata di studio moderata dal dott. Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale del Friuli Venezia Giulia, MIBACT, prenderà il via alle 10.30 con gli interventi dedicati a “Illyria e Illyricum”, la proposta progettuale: Paola Lucchesi, Centro per lo Sviluppo Sostenibile “Una”, Bihać (BiH). Seguiranno gli interventi su “Castellieri del Carso e dell'Istria, come farli scoprire ad un pubblico interessato” del prof. Paolo Paronuzzi, dell’Università di Udine; “L'intinerario cicloturistico della Sava come elemento di sviluppo del turismo lento (Slow Tourism) a livello internazionale” proposto da Tihomir Dakić, Center for Environment, Banja Luka; “Fra terra e mare, gli Histri” di cui parlerà il prof. Franco Juri, del Museo del Mare Sergej Masera di Pirano. Prima della pausa, l’intervento, su “Japodes (Giapidi), il popolo misterioso degli altopiani” con il prof. Sanjin Mihelić, direttore del Museo Archeologico di Zagabria.
I lavori, che si svolgeranno in italiano e inglese, riprenderanno nel pomeriggio, ore 14, per parlare dei “Liburni, il popolo del mare che insegnò ai romani come costruire le navi” con la prof.ssa Morana Vuković, del Museo Archeologico di Zara. Si affronterà poi “L'esperienza dei cammini di Repubblica Nomade” a cura di Maurizio Michelangelo Netto, dell’Ass.ne Culturale Repubblica Nomade con sede in Italia. Per passare subito dopo all’esperienza della “Valle della Una: da nemici ad alleati dei Romani, ancora gli Japodes” nuovamente con Paola Lucchesi.
L’incontro così ricco di esperienze a confronto si chiuderà con il dibattito delle ore 15.30 dedicato ad una riflessione su “Il tema proposto risponde ai requisiti del Consiglio d'Europa per la costituzione di un itinerario culturale europeo?” che guiderà i partecipanti alla conclusione del consesso con una proposta fondamentale, ovvero la costituzione di un gruppo di lavoro internazionale che tracci gli itinerari ispirati alla conoscenza storica del territorio ed agli influssi che le migrazioni dei popoli hanno avuto sulla realtà delle regioni adriatiche orientali. Ne nascerà una serie di proposte permanenti nel tempo? Questa la volontà degli organizzatori propensi a costruire una rete di itinerari pieni di storia, echi di civiltà e scelte future in spirito europeo.

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