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L’Albania ha registrato un calo degli investimenti esteri pari al -4,2% nel periodo gennaio-settembre rispetto all’anno precedente. A riportare il dato, la Banca Nazionale del paese, che ha indicato la possibile causa nei lavori quasi completati della Trans-Adriatic Pipeline (TAP), che invece avevano incoraggiato le entrate di valuta estera nel paese nel biennio 2015-2016.

Bulgarian Air ha aggiunto Milano Linate tra le sue destinazioni, a cominciare dal 10 dicembre 2017, per tutta la stagione invernale. La scelta è caduta sul secondo aeroporto del capoluogo lombardo per la combinazione di collegamenti veloci alla città e costi più bassi da sostenere sia per i passeggeri che per la compagnia aerea.  I voli da e per Milano avranno luogo una volta la settimana, di domenica.

Nei primi dieci mesi del 2017, l’export bulgaro ha raggiunto i 43,5 milioni di lev (circa 22 milioni di euro), registrando un incremento del 12,5% rispetto all’anno precedente. Il dato è riportato dall’Istituto Nazionale di Statistica della Bulgaria, che, inoltre, ha rimarcato come nel solo mese di ottobre, l’export complessivo sia stato di 4,9 milioni di leva, ovvero un incremento del 14,5%.  Nello stesso periodo considerato, in aumento anche le importazioni, del 15,4% rispetto al 2016, totalizzando un valore pari a 48,2 milioni di lev. Di conseguenza, il saldo complessivo del commercio estero del paese dell’Europa centrorientale è in negativo, registrando un deficit di 4,7 milioni.

Dal gennaio 2018, il governo della Romania ha deciso di alzare il salario minimo all’importo di circa 410 euro mensili lordi. Per quanto sia un rialzo di piccola entità, considerando che il precedente emolumento previsto per i contratti “al minimo” era di 313 euro lordi, l’incremento è stato ben accolto dalle associazioni dei lavoratori. I loro rappresentanti, comunque, hanno espresso le loro critiche verso l’incremento in termini reali, stimato ad un misero 4,3% (circa 11 euro in più).

Il 4 dicembre 2017 si è tenuta a Trieste la tavola rotonda dal titolo “Illyria-Illyricum: spazio mitico, spazio storico: possibile futuro Itinerario Culturale Europeo dal Carso alla Dalmazia” presso Biblioteca Statale “Stelio Crise” promossa da ACCOA, dalla Comunità Croata di Trieste e dalla dottoressa Paola Lucchesi del Centro per lo Sviluppo Sostenibile della Valle della Una, di Bihac.

L’incontro è stato aperto dall’introduzione a cura del presidente di ACCOA e della Comunità Croata di Trieste Gian Carlo Damir Murkovic, seguito dall’esposizione della proposta progettuale condotta dalla dottoressa Lucchesi, ponendo così le coordinate entro le quali si sarebbero successivamente mossi gli interventi dei relatori e gli obbiettivi presenti e futuri. Tra questi spicca la volontà di costruire un gruppo di lavoro interazionale per presentare la candidatura alla certificazione di Itinerario Culturale Europeo, che coinvolgerà quattro paesi accomunati dalla cultura dei Castellieri, l’Italia, la Slovenia, la Croazia e la Bosnia, coprendo un territorio che va dal Carso alla Dalmazia. Il superamento delle frontiere Est-Ovest, sia fisiche che mentali, è un altro degli scopi principali del progetto che, oltre a promuovere una forma di turismo consapevole si prefigge di rileggere il passato di queste terre in cerca di una memoria storica condivisa ed aperta alle contaminazioni. Per questo motivo, sono state invitate a partecipare sia esperti appartenenti al mondo accademico sia persone che hanno fatto del sostegno ad una responsabilizzazione del turismo una delle loro priorità, condividendo le loro esperienze durante interventi circostanziati.  

Sotto la moderazione del dott. Luca Caburlotto, direttore del Polo Museale FVG, MIBACT, le presentazioni hanno rappresentato questa stimolante diversità e varietà. Gli argomenti sono stati vari: dall’excursus storico-geografico del professor Paolo Paronuzzi dell’Università di Udine intitolato “Castellieri del Carso e dell’Istria, come farli scoprire ad un pubblico interessato”; agli esempi portati da Maurizio M. Netto di Repubblica Nomade, associazione che attraverso il cammino cerca di superare le barriere e di sostenere l’ideale di un Europa maggiormente unita e coesa e Tihomir Dakic del Center for Environment di Banja Luka, in prima fila nel campo del turismo lento e sostenibile.

Il contributo del professor Paronuzzi ha, in particolare, ricordato la centralità della figura dello studioso triestino Carlo Marchesetti, pioniere nella ricerca e riscoperta dei Castellieri (insediamenti pre-romani, diffusi dall’Italia alla Bosnia) ed autore di scritti fondamentali per la disciplina archeologica nei territori coinvolti nel progetto

Nel mezzo, il puntale intervento del direttore del museo archeologico di Zagabria professor Sanjin Mihelic, che ha offerto ai presenti una accurata ricostruzione del popolo degli Japodi ed i contributi del professor Franco Juri del Museo del Mare di Pirano concernenti il patrimonio culturale della sua città e della professoressa Morana Vukovic del Museo Archeologico di Zara sui Liburni, intitolato “Liburni, il popolo che insegnò ai romani come costruire le navi”.

Quanto è emerso da questa ricchezza di spunti ha restituito l’immagine di un territorio che condivide un notevole patrimonio storico, conosciuto dagli addetti ai lavori ma poco valorizzato. Tale rivalutazione potrebbe offrire ad aree profondamente colpite da congiunture economiche sfavorevoli e dalla crescente disoccupazione e conseguente emigrazione, una possibilità per muovere i primi passi verso uno sviluppo di lungo termine. Le ricadute sul tessuto sociale sono anche da non sottovalutare, in quanto una riproposizione di una storia che ponga l’accento sull’unità piuttosto che sulle differenze lungo linee etno-nazionali, potrebbe dare il suo contributo nella risoluzione delle problematiche sorte a seguito dei conflitti che hanno interessato soprattutto Croazia e Bosnia negli anni Novanta. Come ha ricordato il professor Paronuzzi verso la conclusione del suo intervento, la cultura dei Castellieri era tornata al centro del dibattito archeologico nei primi anni Ottanta, prima di essere velocemente abbandonata, a dispetto della quantità di siti presenti sul territorio (solo Trieste ne ospita più di un centinaio).

Il recupero di queste località è quindi essenziale, nonché il progetto verrebbe a trovarsi, come puntualizzato da Tihomir Dakic, su rotte ciclo-turistiche già conosciute e lodate dai media di settore internazionali, che si estendono dal confine austro-sloveno fino a Belgrado, collegate all’Italia ed al Nord Europa attraverso la nuova ciclovia dell’Alpe Adria.

Alla conclusione del dibattito, i soggetti intervenuti hanno confermato il loro interesse, condividendo l’impegno di supportare pienamente il progetto.

Al termine dei lavori, il presidente Murkovic ha espresso la sua soddisfazione per il buon esito dell’evento e ha sottolineato ulteriormente l’alto livello professionale delle personalità partecipanti che ben promette per il futuro dell’iniziativa.

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