NEWS ED EVENTI

Dopo gli incontri di Londra, il ministro dei trasporti della Republika Srpska Nedo Trninic ha dichiarato che, senza un aumento delle accise sul carburante l’entità non riceverà nessun prestito dalla Banca Europea Per La Ricostruzione e Lo Sviluppo per la costruzione del Corridoio Vc, parte del Corridoio Internazionale Vc, della lunghezza di 6,1km (il progetto complessivo prevede 46,6km da realizzarsi nel territorio dell’entità serba della Bosnia), che connetterà Rudanka a Johovac. Il progetto è parte del Western Balkans Core Network che punta ad agevolare ai paesi della regione l’accesso al mercato unico europeo. L’istituto di credito europeo aveva precedentemente impegnato 70mln di euro per finanziare l’opera, la cui erogazione dipende dalla capacità della Bosnia di rispondere alle richieste ricevute.

Johannes Hahn, Commissario europeo per la politica di vicinato ed i negoziati per l’allargamento, ha dichiarato che la Serbia è tra le nazioni giudicate più pronte all’ingresso nell’Unione Europea. Il funzionario europeo si è detto soddisfatto dei progressi compiuti in generale dalla regione dei Balcani Occidentali, aggiungendo che le porte dell’Unione sono sempre aperte per nuove adesioni e del ruolo di leader assunto dal governo di Belgrado a seguito degli sviluppi del Processo di Berlino. Ha, infine, rimarcato come la piena integrazione della Serbia, -considerazione valida per tutta l’area della ex-Jugoslavia-, passi attraverso la stabilità macroeconomica, la crescita e le riforme strutturali di ampio respiro.

Il Pil dell’Albania è cresciuto del 4,06% su base annua, nel secondo trimestre del 2017. A trainare la crescita il settore edile, che ha beneficiato del volano degli investimenti per la costruzione del gasdotto TransAdriatico (Tap) che dalla frontiera greco-turca permetterà l’accesso in Italia (Lecce) ed in Europa del gas naturale del Mar Caspio.

La Romania ha deciso, attraverso procedura parlamentare, di aumentare la percentuale del Pil destinata alla difesa al 2% fino al 2027. Entusiasta la reazione dell’ambasciatore USA in Romania Hans Klemm che ha sottolineato come l’aumento di budget ed il conseguente acquisto dei primi missili Patriot proprio dagli Stati Uniti siano mosse verso un rafforzamento delle relazioni diplomatiche ed economiche tra i due paesi, oggi già in buono stato, come dimostra la recente visita a Washington di una delegazione da Bucarest per valutare possibili parternship romeno-americane.

 

Lo sviluppo economico dell’Ucraina all’anno 2017 rimane pesantemente condizionato dal conflitto nato dalle proteste di piazza del 2014, che oggi, seppur congelato, non cessa di causare problematiche negli affari interni dell’ex repubblica sovietica.

L’assenza di riforme strutturali, una classe politica corrotta alla radice, una spaccatura Est-Ovest che riassume le posizioni più pro-occidente dell’Ucraina occidentale e le pulsioni contrarie del territorio attorno alla città di Donetsk, sono le cause principali dello stagnamento dell’economia del paese, che, benché abbia recuperato circa 2.3% rispetto al crollo verticale del PIL (-9.8%) subito nel 2015, non esprime il suo potenziale massimo. La moderata crescita prevista dalla Banca Mondiale per il prossimo triennio (con picco del 4% nel 2019) è sostenuta dal tiepido ritorno degli investitori stranieri, da una ripresa del settore manifatturiero e delle costruzioni.

Comunque, la debolezza delle riforme rivolte all’economica e soprattutto una pressione fiscale di livello medio nonché un debito pubblico e privato in crescita confermano la posizione instabile dell’Ucraina sullo scenario economico internazionale, soprattutto nel campo dell’educazione, della finanza e della sanità, punti dolenti che si riflettono nella difficile riduzione del tasso di povertà, fermo attorno al 6% della popolazione (meno di 5$ al giorno), con una preoccupante risalita del tasso della povertà moderata (dal 15% al 22%).

 La recessione profonda che ha afflitto il paese nel 2015 combinata con tassi di inflazione oltre la norma sono i primi indiziati. Mentre la seconda è stata efficacemente calmierata nel 2016, calando dal 43%ca al 12.4%, gli effetti della prima persistono, tanto che l’Ucraina ad oggi non è in grado di impiegare quasi il 10% della popolazione, che rimane così esclusa dagli aumenti del salario reale e di conseguenza mantiene bassi i livelli di consumo pro-capite.

Le opportunità di investimento, in ogni caso, sono presenti, in primis nel settore agricolo dove la supremazia nell’esportazione dell’olio di girasole e del grano aprono possibilità agli operatori esteri interessati ad intervenire sulle infrastrutture (packaging, conservazione, spedizione, irrigazione, logistica) o sulla disponibilità di capitale e di macchinari all’avanguardia.

Operando in tal senso, gli investitori stranieri sarebbero in linea con la volontà del governo centrale che intende raddoppiare l’export entro il 2020 privatizzando gradualmente le imprese produttrici in modo da ridurre nel tempo le perdite delle controllate statali e generare profitti. In questa direzione si stanno, infatti, redando proposte di legge atte a liberalizzare il mercato della terra, permettendo la transizione dell’ambiente economico ucraino dal post-sovietismo ad una piena forma di economia liberale. Di interesse sono anche le crescenti inchieste ed indagini aperte per contrastare la corruzione a tutti i livelli.

Da non trascurare è il mercato del gas, oggetto di medesime riforme liberalizzatrici nonché di una conformazione ai regolamenti imposti dall’Unione Europea che costituisce il partner privilegiato a cui è destinato il gas che attraversa il territorio ucraino proveniente dalla Russia. Alcuni lavori di ricostruzione ed ammodernamento dei principali oleodotti e delle più rilevanti infrastrutture connesse alla conservazione e distribuzione del gas sono in corso di completamento o in via di approvazione. Tra questi, spicca il progetto attorno alla linea Shebelinka -Bryansk, per il quale il gigante russo Gazprom ha allocato 1,6 miliardi di rubli. Sono, però, ancora probabili momenti di incertezza nelle regolarità delle forniture a causa del conflitto in corso e delle relazioni diplomatiche tese tra i due paesi.

Interessanti, infine, le opportunità più recenti, che coinvolgono lo sviluppo di software (settore in espansione come in Bielorussia) e la partecipazione all’ammodernamento della rete di trasporti (es. ricostruzione aeroporti privati e pubblici, stazioni, potenziamento delle ferrovie etc) con annesse specifiche commesse per sviluppare progetti in partnership con imprenditori locali per lo sviluppo del settore privato trans-settoriale.

In conclusione, nonostante l’Ucraina sia raramente menzionata nelle cronache economiche recenti, sono evidenti le possibilità per varie imprese commerciali ed interventi esteri. Questi ultimi, tuttavia, devono essere consapevoli di muoversi in un paese la cui posizione sullo scacchiere geopolitico e situazione socio-economica lo rendono facile vittima di shock esogeni ed endogeni, -come esperito nello scorso triennio dagli operatori sul campo-, i quali hanno constatato un graduale abbandono del paese da parte di industrie multinazionali.

 

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo



Login Form

Registrati per essere sempre informato sulle novità e per iscriverti alla nostra newsletter!

Registrati